Se affermi la pochezza dei miei versi,
sorrido, concordando che non sbagli:
non faccio nulla che non sia per celia.
Vivere è balocco tra mani di monello...
SELVATICA (Massa, 25 giugno 2006)
Addenta i piedi,
lenta, e i visceri.
Risparmia la gola,
t'ascolta gemere.
E, latrando, gode.
NORD OVEST (Massa, 13 giugno 2006)
Guardo.
Alito freddo stringe occhio malato.
Guardo lontano:
Schiudimi il varco, dannato!
PAPAVERO ITINERANTE (Massa, 13 giugno 2006)
Seme strappato da brezza
Gettato sulla tua terra.
Fiorito, rosso, ai tuoi piedi.
TEORIA DI COLORI (Massa, 11 giugno 2006)
Rantola rosso
a Siviglia,
Nero di cagne
in agguato.
Oro di tetti
a Damasco,
Verde affannato
il respiro.
LIBERTA' DI DONNA
(3 giugno 2006)
Ogni
ogni donna
ogni donna è libera
libera
libera di andare
libera di fare
libera di vivere
libera di tenere
libera di tenersi un uomo
uomo
con le braccia accoglienti
che la faccia
che la faccia ridere
e sorridere
uomo
uomo che l'accarezzi sempre
e sempre desideri accarezzarla
che non smetta
mai
di far l'amore con lei
che sia sempre disponibile
che sia sempre
libera
libera di lavorare
libera di scegliere
libera di avere un uomo
uomo
che le cammini a fianco e che l'aiuti
quando richiesto
orgoglioso
e fiero d'essere accanto
a una donna così
libera libera libera
Libera
libera
di far saltare il banco
di spazzar via tutto
riprendere se stessa
di prendersi un uomo
uomo
che le darà dolore
che la farà morire
che la farà urlare
di piacere
libera
ogni donna è libera
ogni
donna
è.
AMORE DEGLI ULIVI E DEI PIOPPI (Massa, 16 maggio 2006)
Che cosa inasprisce l'amare?
L'essere ulivi torti da venti
e le radici piantate tra sassi?
Non pioppi giovani e frondosi
morbidi all'aria,
freschi a uccelli e viandanti?
Amare è acqua a pioppi e ulivi,
alti nel cielo,
piegati alla terra dal tempo.
VIAGGIO A DEHLI (Massa, febbraio 2006)
Venire alla tua riva
nel buio, dolce India.
Sciogliere spezie
nell' acqua del tuo Gange:
Profuma, ora, la notte.
CANE DI NOTTE (Massa, 7 luglio 2005)
Ringhio al tempo ostile:
che s'impaurisca,
corra ansimante al muro
dove fermo
vedrà te scesa dal treno.
LIBAGIONE DEL VENTO (Massa, 7 giugno 2005)
Alzo calice colmo
di quant' è o non è,
nervosa foglia.
A te lo porgo,
perché d'un fiato
ebbra con me ti perda.
TAUTOGRAMMA IN SOGNO (Massa, 3 giugno 2005)
Sonno stravolto,
su sogni scuotenti:
sopra soffici sete soavi
sentire sapori,
sospiri spaccati,
sussurri sonori.
Sincopi soddisfatte
seguire su silbato
sette silenzi segreti.
Svegliarsi sorriso,
-spossato sole-
sposa sublime.
"Poscia, più che 'l disio poté lo sonno..." (Massa,
29 dicembre 2004)
Dopo abluzion, m'accqueta' tra piume
e Morfeo vinse e mi legò, fin alla buia.
Quinci destommi: 'l pendolo vicino,
risonando com'om che prova botte
percotendola, e sono grave emette
pria ch'ei fidi ad affidarle vino,
sì el mi chiamò, ed era mezzanotte.
Trascina' fatica mebra mie stanche
entro 'l giaciglio freddo e solitario
degnando d'ullo l'abaco ch'accesi.
Tosto 'l tuo pensier ratto sovvenne
ma smorza'l lume. Cogita': "Ha compreso".
ANGELINA (Massa, 20 agosto 2004)
Dimeni il fianco largo
e sudi sul fornello;
il mestolo di legno
che doma pomodori,
e la cipolla spande
effluvi forti d'estro.
Assaggio sul tuo collo
perla che sa di mare.
T'adoro.
Come l'amatriciana,
quando ho fame.
ARRUGAS (Madrid, 3 febbraio 2004)
Las arrugas son vida esculpida en la piel
por la risa y el dolor. Para olvidar el segundo,
todos queremos que cancelar las de la cara.
Y nuestro trabajo no se acabará nunca.
PALUDE (Massa, 26 marzo 2003)
Tronchi
sradicati dal fiume
Marciscono
in acqua mai sapida
Arenati,
lontano dal mare.
Melma
decompone il ricordo
D'estuari
agognati, irraggiunti.
A CASA ( O DEL RITORNO )
Ben più l'oblio della vita
avvolge, e ci tiene.
Vano il terrore
di tornare a casa:
Ognuno ha propria stanza
che l'attende.
PIOGGIA DI NOTTE
Piangono plumbee parole
pluviali percossi da perle.
Pesanti pensieri penosi
placati proni tra piume.
MAGNITUDO
Epifania magnifica
soli malati offusca;
Abbaglia, incenerisce
morbo che li consuma;
Prosciuga fiati immondi,
feconda vita muta.
ARCIERE
Teso l'arco,
scocchi
freccia
a bersaglio.
Tardi
ti accorgi
della mira
alta.
Volo che fu
tuo lucente,
perso
tra cespugli.
FRECCIA PERDUTA
Il dardo legno
fra pietre,
magiche radici
fondate
di pianta viva,
annulla
il tempo, placa
l'errore.
DISPERAZIONE
Alzato,
urla la rotta
al vento,
inutile.
ATTESA
Mi chiedo,
solcando sale bagnato
in urla,
dove sia musa clemente
che condurmi suole
per mari più dolci
lontano da uragani,
tra tartarughe antiche
che nuotano
ignorandomi.
I GIRASOLI
Il nostro dolore giace
all'ombra dei girasoli.
Sono tornati ancora,
d'estate, a coprire
coi loro fiori
le lacrime di entrambi
cadute ai loro piedi.
Donano il loro sorriso di luce
a noi e al sole che li torce.
Ma l'ombra, la loro chioma,
protegge le gocce sofferte
che hanno impregnato la terra.
Poi sfioriranno,
più nulla a impedire
che l'amore
da me, da te liquefatto
svanisca e confonda
nelle prime piogge d'autunno.
DAL FRONTE
Quante volte rileggerai
le mie lettere,
il dolore in cui ho bagnato
la punta delle dita
per chiederti perdono?
Quante volte combatterai
le tue paure,
la voglia di abbandonarti
al sogno già svanito
nell'alba precoce?
Troppo tempo, anch'io, ho speso
per sconfiggere le mie.
Ma, ti prego,
non scopriamoci vincitori e vecchi,
quando i trionfi sui nostri demoni
illumineranno per poco
la sera di due reduci
come una candela consumata.
DENTRO LA GABBIA
Il mio dolore è implacabile, spietato,
belva orrenda che addenta e mi dilania.
Ha zanne, mille occhi: non sfuggo alla sua fame.
Io l'ho evocata; io, dagli inferi più cupi
con gesti e rune folli, incomprensibili,
credendo incauto di scacciare un demone.
Farti soffrire, donna che mi hai amato,
l'ha risvegliata. Il tuo perdono non la sazierà:
continuerà a sbranarmi, ingorda del mio male.
A MIO FIGLIO
Senti
silenzio,
rumore,
piacere,
dolore,
vivere.
Respira,
sentiti.
ONIRICA
Sdraiata e nuda,
sorride lo sguardo
nella luce lieve della stanza.
Ombra che cinge
forme ti modella.
Divarichi vestale
colonne del profano,
apri la porta sacra.
Infine, la tua bocca:
il riso cambia in grido.
M'immergo nell'abisso.
Mare agitato e caldo
muta me in pesce:
e non affioro più
in cerca d'aria inutile.
INCANDESCENTE
Vidi bagliore
ad occhi fanciulli,
guardai
con sguardo di vecchio
epifania mai d'astro
più vivo.
Caro destino cecità
dono della tua luce.
Quindi le tenebre,
coprir d'oblio
quanto non serve
esser ricordato.
PUGILI
Pensiero di te,
prepotente,
da ogni nascondiglio
m'osserva.
Tentando
con forza di pugile
di stringerlo in angolo,
mi schiva.
Conquista il centro,
mi sovrasta
trionfante
in sorriso.
Lo guardo
ritto di fronte,
i pugni
non minacciano.
Desisto,
abbasso la guardia
sconfitto,
bagnato dal sudore.
Inutile combattere
contro forza
che è mia,
voglia di stringerti.
Ci abbracciamo
dopo lotta violenta.
Ho perso
e ho vinto.
RIVELAZIONE
"Chi sei?"
chiese la donna.
"Cavaliere
di corazza lucente
senza scudo né spada,
armato
di cuore e ingegno."
rispose.
"Chi sono?"
continuò.
"Creatura
magica, luminosa
oltre l'orizzonte,
cammini
con occhi chiusi."
sorrise.
LADRO DI STELLE
Stanotte, su pavide ali,
ho rubato dal cielo una stella,
la più lontana.
L'ho nascosta, preziosa, nel petto:
la luce accecante si spande,
ravviva i miei occhi.
Chiunque m'incontri,
intuisce un ladro di stelle.
Abbasso lo sguardo, confuso:
ammetto gioioso la colpa.
ALLEGORIA
Perduto nel deserto
trovo
un'oasi senza arbusti
ombra e acqua.
Un ferro,
unico segno
conficcato
di carovane antiche.
Rassegnato a vivere,
in estremo gesto
mi chino:
accarezzo la sabbia, impalpabile.
Baciandola
e toccandola ancora
scavo
nel ventre della terra.
Quand'ho
finalmente
le mani, la bocca, gli occhi
tutto posseduto
dalla divinità regnante,
sgorga
tra due piccole dune
rigagnolo lucente
Che mi ridona vita.
Colando dalle labbra,
lungo il collo,
il ventre e la pelle
sul terreno arso
talamo d'amplesso ancestrale,
prezioso guizzo
feconda
Essenza nuova
del viaggio.
Vive il deserto
di miracoli pagani.
© Marco Angelotti 2004 - 2006 Tutti i diritti riservati